Quando, un anno fa, Giorgio mi
contattò dicendomi che stava esaurendo le ultime copie del suo
primo volume sulle Antiche attrezzature da pesca, rimasi non
poco stupito. Non avrei mai pensato che l’argomento potesse destare
un simile interesse in Italia, anche se la frenetica attività dei
collezionisti – nelle fiere e nei mercatini di piccolo antiquariato,
negli annunci sulle riviste e in Internet, nelle aste reali e virtuali
– mi era nota, anche grazie agli articoli che lo stesso Giorgio,
da più di cinque anni, scrive su «La Pesca Mosca e Spinning»,
relazionando sulle manifestazioni del settore e illustrando di volta in
volta argomenti diversi di storia della pesca. Dopo quel pionieristico
volume, dunque, che ha avuto il merito di tamponare una effettiva assenza
di informazioni e di riferimenti, Giorgio ha continuato a estendere le
sue ricerche in diversi campi dell’antiquariato, ha conosciuto molti
collezionisti italiani e soprattutto stranieri, ha approfondito la conoscenza
di molti dettagli tecnici e ha visto passare attraverso le sue mani centinaia
di piccoli tesori. Un primo risultato è stato il testo sui
Mulinelli da pesca italiani, sua seconda fatica editoriale.
Nel preparare assieme il piano di questo nuovo volume, abbiamo deciso
di limitarlo alle canne e ai mulinelli e di conferirgli un taglio diverso
dai suoi libri precedenti, dedicando una particolare attenzione alla parte
iconografica: per una maggiore piacevolezza e qualità del volume
e soprattuto per illustrare in maniera nuova – e abbastanza insolita
anche rispetto alla dominante bibliografia inglese, francese e americana
– gli oggetti del desiderio di tanti appassionati. Siamo dunque
andati da alcuni dei maggiori collezionisti italiani, ci siamo fatti aprire
le loro vetrine e i loro bauli e abbiamo fotografato i pezzi più
rappresentativi, insistendo spesso sui dettagli costruttivi e, per quanto
riguarda i mulinelli, aprendo i modelli tecnologicamente più interessanti
e proponendo degli “esplosi naturali” nei quali anche l’ultima
vitina acquista la sua dignità.
Nell’effettuare le necessarie scelte “distributive”,
Giorgio ha in qualche modo seguito un’ottica italiana, o quantomeno
europea, tenendo presente cioè quanto effettivamente “passa”
dalle nostre parti. La produzione americana, così, alla quale sono
state pure riservate molte pagine, occupa uno spazio inferiore, specialmente
dal punto di vista iconografico, perché non è ancora nel
nostro costume interessarci più di tanto alla produzione di quel
continente, anche in ragione dei prezzi che quegli attrezzi possono raggiungere.
Nondimeno, fra le molte novità testuali di questo volume, nel quale
per la prima volta in Italia si parla e si illustrano ad esempio i mulinelli
svizzeri o quelli francesi minori, le canne di Foster o quelle degli artigiani
inglesi meno conosciuti, figurano diverse pagine su argomenti assai poco
noti della realtà americana, quali per esempio la storia della
Kosmic.
Questo volume è stato in parte realizzato in collaborazione con
il Museo internazionale della pesca a mosca di Castel di Sangro (Aq),
del quale Giorgio è direttore sin da quando, nel 1999, esso è
nato su iniziativa della Scuola italiana di pesca a mosca (SIM), del Comune
e delle associazioni di pescatori di Castel di Sangro. È bene ricordare
che questo museo, ambientato nella splendida cornice del convento della
Maddalena, struttura edificata dai frati minori osservanti nel 1487, con
affreschi del Seicento, è l’unico luogo aperto al pubblico
nel quale sia possibile vedere antiche attrezzature da pesca.
Sono infine molto grato a Giorgio per aver dato lo spunto, con il suo
volume, alla nascita di questa nuova collana di libri patrocinati da «La
Pesca Mosca e Spinning», nella quale spero di accogliere presto
un suo secondo contributo, che sembrerebbe dover essere naturaliter dedicato
agli artificiali da mosca e da spinning.
Eugenio Ortali
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