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CODE: LEGGERE vs PESANTI
di Claudio Carrara

Indagine sul ruolo che il peso della coda di topo possiede Consapevole che anche questa volta rischio di sollevare un vespaio, mi accingo a entrare nel pericoloso mondo delle attrezzature per la pesca a mosca; ancora peggio, cercherò di indagare e magari fare un po’ di luce sui complicati equilibri che si stabiliscono tra le varie componenti, un cammino irto di difficoltà più o meno occulte, dove è sempre vero tutto e il contrario di tutto, almeno in apparenza. Riflettendo a fondo sulla frase ‘sollevare un vespaio’, non credo esista metafora più aderente a quanto avevo in mente di esprimere; provate a immaginare, se per vostra fortuna non vi è mai accaduto realmente, di prendere in mano un nido di vespe e di osservare le reazioni delle sue bellicose abitanti: inizialmente cominciano a uscire allo scoperto girandoti intorno e domandandosi se è possibile che esista un tizio tanto scemo da rischiare la vita per niente, poi, constatato il suo perseverare, iniziano ad accelerare il volo cambiando spesso direzione, fin quando la prima vespa si lancia sul malcapitato e tutte le altre la imitano con conseguenze che è facile immaginare. In definitiva, è un po’ quanto accade quando si sostengono tesi non proprio popolari o in netta controtendenza, ma alla lunga credo che i fatti, nella loro disarmante concretezza, rimangano, mentre le parole siano destinate a svanire; del resto la pesca è un fatto essenzialmente pratico e chi va davvero a pescare troverà qui affermazioni, paragoni e aneddoti che potrà riferire a situazioni e sensazioni accadute e percepite più volte in riva al fiume. quale coda e per cosa A volte trascurata, spesso poco conosciuta, quasi sempre sottovalutata, la coda riveste un ruolo nella tecnica della pesca a mosca che definire importante è sicuramente riduttivo. Una buona coda può esaltare le caratteristiche di una canna, così come queste possono essere messe in ombra, se non addirittura scomparire, impiegando una ‘codaccia’, lasciando al lanciatore una sensazione di costante sgradevolezza, che spesso viene erroneamente attribuita a problemi relativi all’azione della canna stessa. Non è raro osservare pescatori equipaggiati al meglio, con canna e mulinello al top di gamma, lanciare con code inadeguate per quell’attrezzatura, oppure utilizzare code vecchie, rovinate, che hanno ormai perso la scorrevolezza e che non galleggiano neanche dopo il primo lancio; è un po’ come comprare una Ferrari nuova di zecca e risparmiare sulle gomme. Ancora peggio, le code di cattiva qualità, essendo spesso anche abbastanza economiche, vengono consigliate al povero principiante che, ignaro della sorte che gli toccherà, viene costretto a un connubio nefasto, costituito dalla sua naturale difficoltà e da una coda che ne amplifica tutti i problemi. La frase è sempre la stessa: «Prendi questa, che costa poco, per cominciare, poi ne comprerai una buona». Consiglio perfetto per creare le condizioni infallibili per smettere subito di pescare a mosca. A seguire sulla rivista: |