SOFT SHAD:
WORK IN PROGRESS

o
di Maurizio Manzi

Ci sono approcci e presentazioni nei quali ognuno di noi porge una fiducia assoluta, considerandoli dei ‘must’ da tirar fuori quasi in ogni occasione. È come se utilizzare qualcosa fuori dagli schemi ci procurasse una sorta di labirintite mistica… Non solo durante i tournament ma anche in free fishing, quando magari dopo una settimana di impegni ci si vuole divertire tanto e subito. È un atteggiamento del quale anch’io sono stato parecchie volte vittima, ma bisogna avere la consapevolezza che sperimentare e cercare sempre qualcosa di nuovo (non per tutti necessariamente, ma per noi) è il crocevia principale per migliorare il nostro status di bassman. Allo stesso modo l’attrezzatura non costituisce un gap fondamentale, mentre lo è la conoscenza e la confidenza con la stessa. Anche in base a queste considerazioni, sulle quali ho molto riflettuto durante l’ultima stagione, sono stato portato ad approfondire tecniche e artificiali abbandonati o al contrario mai utilizzati, a cominciare dai soft shad.
L’esplosione di questa categoria di artificiali, nell’ambito della pesca al bass, è relativamente recente: vittorie molto importanti nei tornei B.A.S.S e FLW negli States hanno catalizzato l’attenzione delle aziende produttrici, che hanno cominciato a offrire agli appassionati innumerevoli imitazioni di shad di diversa forma, movimento e azione. Con riferimento allo spinning a 360°, invece, imitazioni morbide di esche foraggio vengono utilizzate già da diversi anni nei nostri fiumi e laghi: lucci, persici, trote, sandre sono solo alcuni dei protagonisti che non resistono a un artificiale in gomma con le fattezze di un pesce e anche nel saltwater i risultati non mancano. Certo le dimensioni e le caratteristiche di costruzione possono essere completamente diverse, ma il concetto e la categoria dell’artificiale sono comunque i medesimi.
Quali sono le caratteristiche principali dei soft shad per cui vale assolutamente la pena provarli (senza demordere, mi raccomando)? Anzitutto l’alto potere imitativo. Pochi sono gli artificiali che assomigliano cosi marcatamente alla minutaglia delle location che frequentiamo. Mi è capitato più di una volta di non distinguere fra l’inganno e la realtà, specialmente se viene fatta attenzione alla scelta delle colorazioni più simili al baitfish. Davvero impressionante. Sono reperibili inoltre in diverse misure, garantendo un’ampia scelta anche a seconda del periodo: di norma avrete bisogno di misure più piccole a inizio stagione (3-5 pollici) e più generose (6-8 pollici) più avanti, quando anche gli shad (quelli veri) portano avanti il loro processo di naturale accrescimento. Correttamente innescati, poi, questi artificiali possono avere un grande potere antialga, consentendo di lanciarli all’interno delle cover più fitte, superando i limiti di crankbait e lipless, ad esempio. E ancora: sono molto efficaci anche a bassissime velocità di recupero, in spazi molto ristretti; sono decisamente versatili come utilizzo, da una pesca shallow nei primi strati dell’acqua fino a fondali importanti; non subiscono una forte stagionalità, essendo virtualmente adescanti 365 giorni all’anno.......... (segue sulla rivista)

a seguire sulla rivista:
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inneschi particolari
conclusioni