La Regione Toscana ha promosso da anni diversi progetti di cooperazione internazionale, almeno due dei quali sono collocati nei Balcani: uno in Macedonia, avente come scopo la riqualificazione di un Parco Nazionale, l’altro, che ci interessa più da vicino, in Erzegovina. Il nocciolo centrale del progetto consiste in interventi di educazione e riqualificazione ambientale, con particolare riguardo agli ecosistemi acquatici in funzione di una promozione turistica di quell’area che mantiene ancora una natura superlativa. In questa ottica è prevista la ricostruzione di un mulino ad acqua, di un caseificio, la valorizzazione di alcuni prodotti locali e lo sviluppo della pesca a mosca nell’alto bacino della Neretva. L’organizzazione in loco che si preoccuperà di mettere in opera il progetto è UCODEP (www.ucodep.org), una ONG che da anni opera in quell’area e che si è guadagnata la fiducia sia dei referenti locali, sia delle istituzioni nostrane.
Alvaro Masseini e Roberto Tammaro hanno inserito nel progetto un capitolo riguardante la conoscenza e la diffusione della pesca a mosca come metodica rispettosa della fauna ittica e che presuppone, per esercitarla al meglio, la difesa e la salvaguardia del fiume e delle aree circostanti. Così l’anno scorso sono andati con la responsabile UCODEP di Sarajevo, Daria Antonucci, sull’alta Neretva, dove sapevano essere in atto un esperimento pilota in questa direzione. Si sono trovati di fronte un gruppo di pescatori con un alto livello di conoscenza scientifica e consapevolezza ambientale, che ha già realizzato cose importanti, a cominciare da un grande incubatoio di valle su due piani gestito da un ittiologo e dai suoi collaboratori nell’alta valle della Neretva. La struttura produce da ceppi autoctoni e tramite spremitura trote fario, marmorate e trote dalla ‘bocca soffice’ (Salmo obtusirostris), un salmonide a rischio estinzione tipico del bacino della Neretva con un corpo simile a una trota fario ma con la bocca somigliante a quella di un barbo. Produce poi anche salmerini di fonte, che non sono ovviamente autoctoni e che immette nei laghi montani della regione. Questo progetto è stato finanziato dal comune di Konjic e da un’altra iniziativa di cooperazione internazionale. All’incubatoio, già fornito, al piano superiore di una grande sala conferenze, saranno affiancati altri locali per ospitare studenti ed esperti che vorranno portare il loro contributo anche nel lavoro volontario. Sono stati poi istituiti da due-tre anni due tratti di pesca solo mosca no kill, sempre sulla Neretva: uno a Glavaticevo di 3,5 km, uno più in basso, a Konijc, di 1,5 km.
La società dei pescatori di Konjic, il cui presidente è sempre l’ittiologo che dirige l’incubatoio, ha ben 140 km di fiumi in gestione; vorrebbe sviluppare la pesca a mosca e ampliare di molto i tratti dedicati a questa tecnica. Solo che gli mancano conoscenze e risorse. Tutti sappiamo che la pesca a mosca in Europa nasce proprio da quelle parti (il famoso fiume Astreus, in Macedonia, di cui parla il naturalista-filosofo Claudio Eliano) e che fino alle ultime guerre balcaniche la maggioranza dei pescatori della ex Jugoslavia pescava a mosca e a moschera. Poi, a conflitto terminato, si sono ritrovati nei club di pesca e hanno constatato che tanti erano morti, altri erano emigrati e quindi a pescare a mosca erano davvero pochi e con scarse nozioni. Quindi a pescare hanno ricominciato, ma nella maniera più semplice: con una canna, un filo di nylon, un amo e un lombrico come esca, tecnica che non richiede stivali ascellari o abbigliamento specifico. Ora i pescatori locali ben volentieri vorrebbero sviluppare la tecnica della pesca a mosca e hanno già in progetto di ampliare a 10 km il tratto no kill di Glavaticevo, ma per far questo, come ci hanno spiegato, mancano sia le conoscenze tecniche (lancio e costruzione), sia i materiali, che oltre che costosi non sono nemmeno di facile reperibilità. Le poche cose che riescono a procurarsi vengono dalla Serbia, ma sembrano non essere di buona qualità.
Ed è a questo punto che si colloca la necessità del nostro (intendendo per ‘nostro’ quello dei club e quello dei singoli pescatori generosi) contributo. Ciò che l’UCODEP, per mezzo dei suoi due referenti per questa iniziativa, Alvaro Masseini e Roberto Tammaro, richiede è di far avere alla società dei pescatori di Konjic qualsiasi materiale, abbigliamento compreso (giubbotti, wader, scarponcelli), purché in discrete condizioni, che serva a iniziare a pescare a mosca. La rivista La Pesca Mosca e Spinning si è volentieri prestata a collaborare all’impresa, facendosi strumento da un lato per la massima diffusione, anche tramite web, dell’iniziativa, dall’altro per organizzare un centro di raccolta del materiale presso la propria sede, in via Cosimo Ridolfi 4, 50053 Empoli, presso il quale possono pertanto essere inviati i materiali, debitamente impacchettati, con l’indicazione «PRO NERETVA».
L’UCODEP terrà puntualmente informati, sui prossimi numeri della rivista, sugli sviluppi dell’iniziativa e a giugno prossimo porterà il ‘raccolto’ ai pescatori di Konjic, con l’intento di organizzare sul posto anche un piccolo corso di pesca a mosca. Per qualsiasi informazione o chiarimento è possibile far riferimento all’indirizzo alvaromasseini@yahoo.it. Un ringraziamento anticipato a tutti coloro che, collettivamente o singolarmente, vorranno contribuire allo sviluppo della nostra disciplina in un’area d’Europa ancora paesaggisticamente sana come l’alto corso del fiume Neretva.
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