Venerdì 4 luglio è scomparso Massimo Gigli, autentico protagonista della pesca a mosca del nostro paese, uomo dalle molte abilità, illustratore e grafico, grande e sensibile pescatore, personaggio riservato e modesto. Su La Pesca Mosca e Spinning, diversi anni fa, dedicò un articolo a un’uscita di pesca con lui Mauro Borselli. Abbiamo pensato di ricordarlo con una chiacchierata fra due suoi amici e ‘allievi’: Francesco Liverini e Mauro Lumini.
F. Ogni volta che il mio pensiero va al fiume Nera, immancabilmente si associa alla figura di Massimo Gigli. Sono certo, Mauro, che anche tu ricordi benissimo come ci siamo avvicinati, nel settembre 1995 (ben trent’anni fa!), allo splendido mondo della pesca con la mosca artificiale.
M. Sì, lo ricordo molto bene. Mio suocero conosceva un grafico che lavorava alla Fila e che aveva fama di essere un grande pescatore a mosca. Massimo appunto. All’epoca pescavo a spinning e Massimo non mancava di elargire esperti consigli, ma mi parlava sempre della pesca con la mosca e in un modo talmente rapito e appassionato che alla fine mi convinsi a provare. Se ti ricordi il primo appuntamento fu sull’Arno e con i pratici consigli di Massimo, un po’ di pazienza e tanti nodi, la mosca arrivava in acqua…
F. E a quell’incontro ne seguirono tanti altri, ma prima ci portò al negozio di Gianni ad acquistare l’attrezzatura di base.
M. Mi ricordo che dopo averci visto provare a lanciare anche per breve tempo, a me consigliò una HML di Piero Lumini, perché avevo un lancio più rapido e nervoso, e a te fece acquistare una Roberts con un’azione più progressiva; ci consigliò perfino le code e le mosche. Devo dire che, dopo trent’anni di lanci, ancora oggi tu peschi con canne più progressive e io sempre con canne più rapide…
F. Una delle cose che più colpiva di Massimo era la passione che trasmetteva nel raccontare le sue avventure di pesca, soprattutto nei Balcani prima della guerra (Slovenia, Croazia, Bosnia…), e delle varie catture sia da solo (cosa che prediligeva), sia insieme ad altri ‘mostri sacri’, quali Fosco Torrini, Piero Lumini e gli amici miei, Roberto Pragliola ecc.
M. Ma soprattutto era un pescatore vero: pescava, mi viene da dire, con un’efficacia senza fronzoli. Dopo i primi rudimenti iniziò a portarci sul suo fiume preferito, il Nera, dove aveva una casa a Torreorsina in provincia di Terni. Il Nera rappresentava il suo ambiente naturale, nel quale si trovava perfettamente a proprio agio. Qui abbiamo cominciato a prendere le prime ‘trote vere’ e farlo in compagnia di Massimo era per noi neofiti un’esperienza unica, da non dormirci la notte prima. Spesso m’incantavo a guardarlo: nei suoi gesti non c’era mai niente di superfluo o lezioso.
F. Nelle uscite che abbiamo fatto insieme, stando al suo fianco ho imparato un sacco di cose fondamentali per la pesca in quel fiume che mi sono tornate utili in molte altre occasioni. Era capace, avendo individuato un pesce, di cambiare tecnica in pochi minuti (dalla secca alla ninfa per poi finire allo steamer) finché non riusciva a catturare quel preciso pesce. E tutto ciò fuori riserva, nel libero. Restavo affascinato nel guardare l’abilità che aveva nel lanciare nel sottoriva di fronte a sé mettendo la mosca negli anfratti più irraggiungibili e riuscendo a trattenerla per quell’attimo sufficiente a far salire il pesce.
M. Riusciva (ancora non ho capito come) a far affogare la mosca (di solito una sedge in ala di fagiano di proporzioni generose) sotto le frasche galleggianti sull’acqua e a farla riemergere inseguita dalla trota che stazionava sotto, nelle zone d’ombra. E il consiglio era sempre il solito: pesca attaccato alle frasche, vai a ‘bussare alla porta’: se peschi anche solo 15 centimetri distante dalle frasche è inutile. Il consiglio naturalmente era quello giusto, anche se non so quanti finali e quante mosche ho lasciato su quel fiume…
F. Del resto tanti dei suoi insegnamenti mi sono stati utili in situazioni particolarmente complicate anche in altri fiumi in giro per il mondo. Diciamo che l’imprinting avuto da Massimo ha segnato per me tutto il mio modo di pescare con la mosca artificiale e di questo gli sono profondamente grato.
M. Anche per me è lo stesso: quello che apprendi all’inizio, tutto sommato, te lo porti dietro per sempre.
Ciao Massimo, la prossima pescata è per te, magari sul Nera, che hai amato così tanto.






