CRANK PER IL RISVEGLIO
DEL LUCCIO

o
di Patrizio Fasciani

Anche quest’anno, ciclicamente dall’alba dei tempi, le più miti temperature primaverili sono in procinto di prendere il sopravvento su quelle più rigide e come al solito mi ritrovo a censire e a preparare gli artificiali migliori per affrontare questo periodo, che permette di insidiare il nostro amico con tecniche molto più dinamiche e divertenti rispetto a quelle utilizzate nella passata stagione. Il tutto nel pieno rispetto della fase riproduttiva, che purtroppo molto spesso non coincide con il periodo di divieto, variando tra spot e spot per diversità climatiche anche di due-tre mesi. Spesso e volentieri la burocrazia riapre la pesca al luccio troppo presto, esponendo a un forte rischio molteplici aree nelle quali i pesci sono ancora in riproduzione; la cosa migliore sarebbe diversificare annualmente la riapertura, posticipandola o anticipandola in base alla reale condizione dell’ambiente interessato, ma visto che per ora questo rimane un sogno, mi permetto di spronare tutti i lettori a cercare di curare i propri spot durante questa delicata fase, intendendo per ‘curare’ vivere le fasi del lago, del fiume o della roggia di turno prima dell’azione di pesca, in modo da rispettare il corretto espletamento della funzione riproduttiva dell’esocide. Nelle vostre prime uscite primaverili, dunque, lasciate l’attrezzatura a casa e spingetevi in perlustrazione nei luoghi testimoni di vecchie battaglie armati della sola macchina fotografica. E anche quando avrete con voi tutto il necessario, se accertate la presenza di pesci ancora in riproduzione, evitate di disturbarli: in caso di cattura, nonostante il doveroso catch and release, lo stress derivato dal combattimento va sicuramente a compromettere questa importante e delicata fase che ogni spot periodicamente vive.
Passata questa delicata fase, è comunque facile trovare il nostro amico ancora nei pressi delle aree riproduttive, nelle quali amano restare per un periodo più o meno lungo. Alcuni pescatori provvisti di natante (soprattutto nei grandi laghi) piuttosto che lanciare prediligono coprire molta acqua trainando grandi esche a profondità variabili, aumentando in maniera esponenziale le possibilità di cattura. Per quanto mi riguarda, in questo particolare periodo abbandono tale tecnica, trovando più piacevole la cattura anche di esemplari di tre o quattro chili, che in ambienti ristretti offrono evoluzioni forse più emozionanti rispetto a un oversize preso in open water, e riservando l’alta potenzialità di cattura dell’esemplare da foto semplicemente al lancio.

il crank

In questo specifico e magico periodo, l’artificiale con la A maiuscola è a mio avviso il crankbait, perché le sue caratteristiche costruttive e di nuoto gli permettono di operare al meglio proprio dove si presume che in questo periodo l’esocide sosti o vagabondi in caccia, essendo l’artificiale più performante nel range d’azione che va dai quattro ai sette metri. Mi soffermerò quindi di seguito sul solo crank da luccio, mentre rimando a una trattazione futura il discorso su jerk e swimbait nonché sul vasto mondo delle esche siliconiche. Le peculiarità che il crank da luccio deve avere, a mio avviso, sono sostanzialmente: solidità, buona capacità d’affondamento e volume.

A seguire sulla rivista:
solidità
affondamento
volume
alcune indicazioni
Bagley Monster Shad Down Deep e Monster Shad Deep
Reaction Strike Fat Boy Shad
Musky Mania Ernie e Squirrely Ernie
Deps Realiser