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Paolo Trabucchi

Paolo Trabucchi

BLOG | Tenkara

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8. Gli ambienti. 2. Acque ampie

Come si è detto, la Tenkara è nata come una pesca in acque montane, a corta distanza, e ha alla base una filosofia di mobilità e leggerezza che la rendono micidiale negli ambienti per cui è nata, ma che, proprio a causa della sua leggerezza e della limitatezza delle attrezzature, la rende poco adatta a ‘battere’ acque aperte, senza riferimenti superficiali e di grandi dimensioni. Questo non significa che sia completamente improduttiva in un lago o in un grande fiume del piano, ma esistono limiti di cui bisogna tener conto.

7. Gli ambienti. 1. Ambienti torrentizi

La Tenkara è nata e si è sviluppata principalmente per la pesca del pesce Aiu e delle trote in ambiente torrentizio e montano; altre tecniche furono sviluppate, nel paese del Sol Levante, per la pesca in fiumi più ampi. In tale ottica la pesca in torrente è quella che meglio si adatta alle attrezzature ultraleggere impiegate.

6. Gli artificiali.

Sia nella nipponica Tenkara che nell’italica Valsesiana, gli artificiali non hanno un intento strettamente imitativo: sono un po’ quello che viene genericamente indicato come ‘mosca da caccia’. In ambiente torrentizio, con salti d’acqua e rapide correnti, dove sono nate queste due tecniche, il pesce non ha molto tempo di verificare la rispondenza di un oggetto di passaggio all’esatta silhouette di un particolare insetto: quello che viene preso in considerazione la maggior parte delle volte è un insieme di forme e colori, qualche volta una ‘parvenza di vita’.

 

5. Gli accessori.

A differenza di tutti gli stili di pesca occidentali, che si prodigano nella realizzazione di ogni tipo di accessorio, utile o meno, spinti anche da esigenze di mercato, quando parliamo di Tenkara viene quasi da sorridere pensando alla limitatissima necessità di attrezzature diverse da canna, filo, mosca. L’idea stessa della Tenkara si basa sulla semplicità, sulla leggerezza e sulla dinamicità in pesca e tutto questo mal si sposa con il trasporto di ingombranti accessori lungo il torrente. Qualcosa di più ovviamente serve, ma il tutto è veramente ridotto al minimo. L’idea della one-fly, ovvero della pesca con una sola mosca, rende inutile il trasporto di centinaia di modelli e quindi non indispensabile il classico giubbino. Di base gli accessori indispensabili sono i seguenti.

 

4. Attrezzatura. I finali.

Diversamente dalla classica pesca a mosca di derivazione anglosassone, nella pesca a Tenkara il finale è costituito da un semplice spezzone di nylon o fluorocarbon di dimensioni adeguate al tipo di pesca che si sta praticando. Limite imposto dalla sottigliezza del cimino della canna è il diametro, necessariamente abbastanza contenuto, del finale.

3. Attrezzatura. Le lenze.

Nelle tecniche antiche di pesca a mosca le lenze erano ricavate principalmente da crini di stallone bianco intrecciati e/o ritorti. La scelta del solo cavallo maschio per la materia prima era dovuta al minor contatto dei crini con l’urina e quindi a una maggiore resistenza dei medesimi, mentre il colore bianco aumentava la visibilità della lenza da parte del pescatore, ma non del pesce che la guardava controluce. In alternativa al crine, in oriente veniva usata la seta apprettata con olii, onde evitare che si impregnasse d’acqua durante l’uso.

2. Attrezzatura. Le canne.

Le canne antiche da Tenkara e Valsesiana erano in canna dolce e bamboo, per la seconda e in bamboo per la prima. La tecnica Valsesiana di italiche origini è in realtà più moderna di qualche secolo rispetto alla cugina asiatica più famosa e conosciuta. A onore della seconda gioca, per dirla tutta, il fatto che i costruttori asiatici di canne da pesca disponevano di molte diverse varietà di bamboo da poter sfruttare per ottenere differenti azioni, mentre da noi le varietà si riducono a poche unità, specialmente in un territorio pedemontano come la Valsesia.