Questo sito utilizza cookies, propri e di terze parti, necessari per il funzionamento dello stesso, per scopi statistici e per ottimizzare l'esperienza di navigazione dell'utente

Chiudendo questo banner, proseguendo nella navigazione o cliccando su un elemento della pagina accetti il loro utilizzo. Per saperne di piu'

Approvo


Roberto Pragliola

l’eroe della rivoluzione della pesca a mosca italiana

In una notte stellata del mese di agosto del 1986, nel bosco di Renato Rosati a Castel Di Sangro, nacque l’idea di fondare una scuola  di pesca a mosca che avesse delle basi didattiche e scientifiche per poter diffondere correttamente la tecnica di lancio nella pesca a mosca in Italia. In quella notte magica nacque il sogno della SIM e protagonista di questo sogno fu Roberto Pragliola. L’idea, anche se utopistica, era semplice: costituire un gruppo di istruttori che, previa abilitazione all’insegnamento, attraverso specifici programmi didattici e con una tecnica ben definita, diffondessero la tecnica di lancio TLT da lui ideata, per rimuovere i concetti di lancio di matrice anglosassone in voga in quegli anni, che non si integravano negli ambienti fluviali della nostra penisola, sostituendoli con quelli di una tecnica di lancio geniale, basata essenzialmente sull’utilizzo di canne corte e code leggere. L’anno successivo (1987)  l'idea si concretizzò: nacque la Scuola italiana di Pesca a Mosca e venne organizzato il primo corso per istruttori, con la innovativa formula del college americano. Il corso della durata di sei giorni a tempo pieno prevedeva infatti che allievi e istruttori alloggiassero nello stesso hotel (tipo campus universitario)  in modo che le attività didattiche che si svolgevano sia in aula che in palestra, oltre che sul prato e sul fiume, consentissero un continuo scambio di idee sia sulla tecnica di lancio che sui principi etici della pesca a mosca tra gli istruttori e gli allievi.

Furono anni bellissimi, anche perché l’entusiasmo che Roberto metteva nelle attività didattiche si trasmetteva a tutti gli istruttori da lui formati. Ricordo che venivamo tacciati di essere una sorta di ‘setta’ con il ‘guru’ di turno e venivamo spesso attaccati per la presunta inutilità della TLT e per aver espresso dogmi nel lancio che erano sbagliati e che non erano verificabili, che si concretizzavano pur sempre in una tecnica di lancio da ‘prato’ o da ‘palestra’. Come in tutte le rivoluzioni, Roberto e gli istruttori della SIM non vennero compresi subito appieno, ma con il tempo e con un lavoro costante svolto in trent’anni da Roberto, dalla SIM e da tutte le scuole che ne sono nate, la tecnica di lancio TLT è stata prima rivalutata e poi riconosciuta in tutto il mondo come la vera tecnica italiana di pesca a mosca (italian fly fishing style), finalizzata a risolvere al meglio la maggior parte delle situazioni che si possono incontrare nei nostri fiumi. I pescatori a mosca italiani devono essere orgogliosi per aver avuto un personaggio come Roberto Pragliola, che ha dedicato una vita intera alla sua missione. Senza di lui l’Italia della pesca a mosca non avrebbe mai potuto essere equiparata al livello delle più famose e blasonate tecniche di lancio angolassoni. Nonostante alcune divergenze di pensiero che abbiamo avuto in passato, non posso che ringraziarlo per essere stato il faro che ha guidato la SIM nel prosieguo delle sue attività. La SIM lo ricorderà anche dedicandogli una parte del Museo della pesca a mosca di Castel di Sangro, dove verrà allestita una bacheca per lasciare una traccia indelebile della sua opera e del suo impegno per la pesca a mosca, che valga da esempio per le future generazioni. Ciao Roberto, ti ricorderemo sempre. (Osvaldo Galizia)

Vota questo articolo
(1 Vota)