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No kill marmorata e luccio

La storia percorre spesso sentieri tortuosi e opachi che solo nel tempo rivelano la loro positività complessiva. Di rado però accadono fatti luminosi, tali da far pensare che abbia trovato una scorciatoia diretta e inattesa. Uno di essi si è verificato nella piccola storia che anche la pesca sportivo-ricreativa ha: la Regione Veneto ha adottato un regolamento, peraltro esteso alla pesca professionale, che comporta fra l’altro il divieto di pesca con pesce vivo e di trattenimento di luccio e trota marmorata, compresi i relativi ibridi. È la prima volta in Italia che una regione adotta per tutto il proprio territorio una norma simile, prendendo atto di due considerazioni elementari ma non scontate: che nel nostro paese il pesce d’acqua dolce non è più necessario a integrare l’alimentazione umana e che l’Italia ha un patrimonio biologico unico, comprensivo di specie ittiche fortemente rappresentative ma a grande rischio di estinzione, come appunto Esox cisalpinus e Salmo trutta marmoratus, che pertanto vanno tutelate al massimo grado. Cambiamenti di simile portata non avvengono per caso: dietro a essi ci sono persone lungimiranti e avvedute, capaci di decisioni coraggiose e di peso che certo dimostreranno nel lungo periodo sempre più il loro valore già evidente oggi. Doveroso quindi ringraziare per primi l’assessore all’Agricoltura, Caccia e Pesca Regione Veneto, Giuseppe Pan, e il consigliere regionale Giampiero Possamai, entrambi in quota Lega, che le hanno rispettivamente prese e sostenute. Va a loro il merito di aver abbracciato una prospettiva innovativa, adeguata alle attuali situazioni ambientali e capace di dare una spinta educativa moderna all’intero mondo della pesca. Pari riconoscenza va alla complessiva rappresentanza della pesca veneta, raccolta nella Consulta Regionale per la Pesca, meglio nota come ‘Tavolo Blu’, che tali provvedimenti ha condiviso e proposto. Ringraziamento che in tale ambito va in particolare a Fipsas, nelle persone di Bruno Dotto e Paolo Gentilomo per il loro convinto e partecipato sostegno, e a Luca Passarella, rappresentante di Spinning Club Italia, che le norme ha elaborato, dimostrandone l’importanza in una lunga attività durata anni. Sta ora a chi pesca in Veneto comprendere come il (piccolo) sacrificio di rilasciare integralmente queste due specie sarà in futuro compensato in abbondanza dall’auspicabile incremento della loro presenza e dimensione e come la qualità più che la quantità del pescato rappresentino il vero obiettivo comune da perseguire insieme, ciascuno nel proprio ruolo.

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