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Comunicazione pesca sportiva 2017

La pesca ricreativa in mare sta ricevendo crescente attenzione da parte di tutte le amministrazioni competenti e in Italia è notoriamente al centro di una vicenda surreale. Da ormai sei anni lo Stato si è impegnato a considerare il settore partendo da un’indagine demografica attraverso la Comunicazione obbligatoria per la pesca ricreativa in mare. Se il Ministero non ha mai concretamente dato seguito all’impegno preso (e alle risorse già spese) per un piano di ricerca, rimandando il problema con ripetute proroghe, nell’anno in corso abbiamo assistito a uno stallo di quasi sette mesi nei quali lo stesso Ministero ha evitato di emettere l’ennesima proroga, restando in attesa degli sviluppi delle iniziative politiche in corso. Come noto, la causa è stata la previsione, contenuta della proposta di legge «Interventi per il settore ittico», di istituzione di una nuova licenza che avrebbe dovuto sostituire la Comunicazione gratuita a fini di ricerca con una autorizzazione onerosa finalizzata al finanziamento della pesca commerciale. Quando la previsione di questa licenza è stata fermata, il Ministero ha rapidamente provveduto alla «Proroga della validità delle comunicazioni in materia di pesca sportiva e ricreativa: la validità delle comunicazioni effettuate ai sensi del Decreto ministeriale del 6 dicembre 2010 è prorogata fino al 31 dicembre 2017». Il Ministero informa che «la proroga investe i permessi scaduti, che non dovranno essere rinnovati» e ha riattivato sul suo sito l’applicazione per le nuove registrazioni. La vicenda resta aperta dal momento che da una parte la nuova licenza, appena dopo essere stata stralciata dal testo, è stata subito riproposta con un nuovo emendamento che dovrà seguire l’iter previsto, dall’altra la proroga tardiva lascia all’Amministrazione uno scorcio temporale molto limitato, tanto da far dubitare che possa permettere di riprendere l’originale programma di ricerca. Problema certo solo teorico perché, per quanto auspicabile e dovuto, non è verosimile aspettarsi che qualcuno nelle sedi politiche o tecniche se ne stia occupando.

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