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Niente nuove: buone nuove?

Bisogna che ce lo diciamo. La situazione è in stallo. Credo che ce lo siamo già detto e ridetto, ma la misura ad oggi sembra davvero colma. Certo abbiamo, tanto noi quanto i nostri amministratori, molto altro su cui stare concentrati. Sembra che sia sempre stato così, ma sembra anche che adesso lo sia di più, anzi, forse, proprio del tutto. Novità e notizie nel campo della pesca? E addirittura della pesca ricreativa? Figurarsi. Meglio pensare ad andare a pesca, che quando qualcosa accade in qualche modo ce lo faranno sapere. È la dimostrazione plastica del consolidato distacco tra i pescatori normali e il resto del settore. Va bene che se si parla di agonismo siamo sempre sulla cresta dell’onda, ma per il resto ognuno si barcamena per conservarsi spazi di qualità che qua e là ancora si trovano. Li si trova dove ci sono gestioni spinte, ma anche dove c’è troppo da sbattersi e, ultima chance, adattandosi a quello che passa il convento. Nessuna notizia dal fronte occidentale, teniamocela com’è e, visto il vento che tira, cerchiamo anche di tenercela cara. Del resto mica possiamo stare a lustrare l’attrezzatura in attesa di tempi migliori. L’alternativa largamente e inevitabilmente applicata consiste quindi nel fare di necessità virtù. Essere resilienti, praticamente accontentarsi, in modo da cominciare a vedere il bicchiere mezzo pieno. Possiamo farci bastare anche gli scampoli, le riserve alternativamente affollate o costose o magari entrambe le cose, i regimi particolari mantenuti con le immissioni e le banchine dei porti con le chiazze di gasolio. Com’è che il fiume che era ora richiede fior di consulenze scientifiche per riuscire a mantenere una pescosità decorosa? Decorosa? E chi pagherebbe se fosse solo tale? Deve essere sopra alla media, forse anche sopra a quello che il fiume potrebbe essere se lo lasciassimo in pace. E poi decine e centinaia di chilometri di spiagge, scogliere, foci, lagune, ma non ci resta che lottare per la banchina del porto dove almeno restano i pesci attratti dalla catena alimentare, innescata essenzialmente dai liquami. Ma proprio per questo verrebbe da pensare che di notizie potrebbero essercene e sicuramente da pescatori saremmo arrabbiati, ma avremmo comunque la pesca a farci scaricare la tensione. Può bastare una soddisfazione qualsiasi attaccata all’amo per passare la cimosa sulla lavagna delle nostre paturnie. Poi ci sarebbe anche da dire che i pescatori, avendo la memoria corta, si riferiscono a standard sempre in diminuzione. Ci si accontenta sempre abbastanza. Prima c’erano davvero tanti più pesci, ma così tanto prima che non si percepisce più il rapporto tra le due cose. Si prende ancora abbastanza rispetto al passato che ricordiamo. In fondo è capitato esattamente lo stesso ai pescatori che qualche decennio or sono potevano contare su molti più pesci. Loro avevano sentito di quanto meglio era prima, come oggi sentiamo quanto era meglio ai loro tempi. Certo che però ci sono isole felici, alcune che attraggono gente, altre nascoste o quasi. Chi le ha sottomano forse avrà qualche difficoltà a digerire queste righe, ma gli faranno certo da contrappeso tutti quelli che riescono a salvarsi la pesca a suon di chilometri macinati verso le loro acque. L’idea invece sarebbe che mediamente una buona politica di gestione dovrebbe valorizzare le risorse ittiche di ogni territorio a seconda delle caratteristiche delle acque che lo interessano. Dovremmo tutelare tutto il territorio piuttosto che fare qualche parco nel mezzo del disastro ambientale circostante. Allo stesso modo non dovremo accontentarci di qualche tratto di fiume ben gestito nel mezzo del degrado del nostro vastissimo reticolo di acque interne. E… no comment per le nostre coste. Per cui, a voler dare notizie su quello che ci interessa c’è da scoraggiarsi. A parte la dabbenaggine dei podi, cosa accade? Ah già: si aspetta di parlare con un nuovo sottosegretario che ci dia ragione su tutta la linea. Saremo forse in diversi ad avere avuto esperienza di un metodo in voga ormai da decenni e sempre efficace presso le varie scrivanie di Provincie, Regioni ed evidentemente anche più in alto. Per quanto incravattato, sorridente e di lingua sciolta possa essere il nostro rappresentante e per quanto possa andare in sollucchero a sentirsi dare ragione e a suggerire così ai pescatori che ci siamo quasi, alla fine non succede niente oppure, ancora meglio, dopo che per un bel po’ non è successo niente, si apre una porticina per un risultato minimale, accessorio, locale e magari neanche del tutto eticamente ineccepibile, che va comunque strabene per mantenere il consenso. Per tenere alta l’attenzione dei pescatori più sensibili si possono anche andare a spulciare le tante iniziative virtuose internazionali e a volte la cosa ha senso se riusciamo a trovarci un collegamento con la nostra realtà. Altrimenti uno stillicidio di micro notizie siamo proprio sicuri che non ci serva ad altro che a far finta che il treno si stia davvero muovendo mentre è solo il mondo di fuori a muoversi mentre noi ci troviamo costretti al ruolo di semplici osservatori? Se fosse solo per la pesca – osserverebbe qualcuno. Non accade proprio niente, ma il paradosso centrale è che nel nostro caso anche quando accade qualcosa il risultato è più o meno lo stesso. Siamo abituati da decenni a vedere competenze, conoscenze e impeti ideali, diplomazia e conoscenza dei labirinti delle istituzioni, che riescono, davanti alla scrivania politica di turno, a incassare una sfilza di sì. Sì, d’accordo su tutta la linea. Proprio come una volta che andavi dal dirigente della Provincia, quello che adesso ha fatto gran carriera in qualche Parco o in politica, gli esponevi fatti e proposte, lui era d’accordissimo su tuttissimo. Te ne andavi bello soddisfatto e tutto era finito lì. Certo che qualcuno ha sempre avuto la forza di starci dietro e perseguitare il malcapitato amministratore. A volte anche con qualche buon risultato. Buonissimo se poi si considera la disparità di forze tra l’appassionato volontario estemporaneo e gli uffici pubblici con le loro carriere politiche e tecniche. A parte i casi sparsi infatti, per quanto numerosi questi possano essere, il risultato alla fine non cambia. Quindi ecco la breaking news del giorno: niente da segnalare. E se qualcuno ne avesse, ormai abbiamo capito che quando sentiamo che presto-molto-presto le cose andranno meglio-molto-meglio, bisogna aspettare di vedere se la nostra pesca ne trarrà davvero un qualche vantaggio misurabile, il che non saprei se qualcuno si ricordi che sia mai successo.

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